Piccola Industria Campania «Calo demografico deprime economia»

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Il report dell’associazione sottolinea per il Sannio il peso della perdita di 18mila residenti in un triennio, l’intervento del CEO Sidersan e Presidente di Piccola Industria Campania Pasquale Lampugnale «Crescita del Pil condizionata dalla diminuzione abitanti: così si vanifica l’aumento del prodotto interno pro capite»

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“Nel triennio 2017-2019 la provincia di Avellino perde il 22,6% della popolazione, la provincia di Benevento perde il 18%, mentre le province di Salerno, Napoli e Caserta perdono
rispettivamente lo 0,8%, lo 0,5% e lo 0,1%. Questi dati mettono in luce il progressivo depauperamento delle aree interne, rispetto a quelle costiere, riflesso probabilmente della situazione economica e delle minori opportunità di lavoro e che ha visto soprattutto i giovani giocare un ruolo decisivo in questo spopolamento. La densità abitativa presenta una forbice ampissima tra il capoluogo di regione e le altre province. Questo dato fornisce la misura delle opportunità che potrebbero derivare da una redistribuzione della popolazione campana, che potrà essere possibile solo con un miglioramento dei collegamenti ed una maggiore offerta di lavoro”.
Il rilievo che descrive la crisi delle aree interne della Campania nel ‘Rapporto Pmi Campania 2020’ di Confindustria Campania Piccola Industria: una crisi che prima ancora che economica è nella popolazione e nell’andamento demografico. Ultimo dato disponibile in termini di occupazione per il beneventano gli 81mila addetti registrati nel 2019, dato che riguarda il 43% della popolazione in età da lavoro. Ma nel report viene scritto che “a causa dell’emergenza sanitaria l’andamento dell’occupazione desta preoccupazione in quanto la ripresa produttiva del terzo trimestre 2020 non è riuscita a compensare il calo tendenziale a livello nazionale (- 2,7% ovvero -622mila occupati) in termini di occupati rispetto allo stesso periodo del 2019. Da stime Istat il decremento è relativamente meno significativo nel Mezzogiorno (-2,2%, ovvero -135mila occupati) e nel Nord- Est (-2,2%, -112mila) e più rilevante nel Nord-Ovest (-2,7%, -185mila) e nel Centro (-3,9%, -190mila). L’impiego della CIG, in tutte le sue varie forme, ha solo frenato la riduzione complessiva degli occupati ma si attende il termine dell’utilizzo di tali misure per quantificare le reali perdite”, quanto rilevato nel report. Considerazione rilevante sul prodotto interno lordo del Sannio è nella descrizione dello scostamento tra “tra l’incremento del PIL totale rispetto a quello procapite dipende dalla variazione della popolazione, in quanto lo spopolamento ha investito alcuni territori più di altri. È, infatti, importante notare che in alcuni territori la crescita del PIL complessivo è minore rispetto all’incremento del PIL pro-capite, a
causa, proprio, della variazione della popolazione. Le province di Avellino e di Benevento, infatti, hanno perso un numero maggiore di abitanti e sono i due territori che mostrano una variazione più alta tra PIL pro-capite rispetto a quello totale”, viene sottolineato.
Nello studio si sottolinea come negli ultimi nni il Pil provinciale sia cresciuto dell’1,4% contro il 4,9% di quello pro capite: un differenziale legato proprio alla diminuzione della popolazione. “Le vicende che hanno travolto l’economia mondiale in questo ultimo anno e le prime previsioni del Centro studi Confindustria ci dicono che il Pil dovrebbe registrare, a causa del Covid, una riduzione tra il 9 e 10%, con un brusco rallentamento degli investimenti (-13%) e una contrazione del commercio internazionale.
Gli effetti recessivi della pandemia saranno appena meno pronunciati nel Sud (-9%) rispetto al Centro-Nord (-9,8%). Tale condizione dovrebbe vedere un recupero graduale nel biennio successivo che sarà più o meno rapido a seconda dei settori e dei territori, ma che comunque pare non riuscirà a raggiungere nel breve periodo le condizioni pre-Covid.
Per il 2021 e il 2022, infatti, la ripresa del Mezzogiorno si prospetta sensibilmente più debole (+1,2% e +1,4%) rispetto al Centro-Nord (+4,5% e +5,3%) anche se alcune variabili evidenziano una capacità di “resilienza” dell’economia meridionale”, la congettura rispetto i possibili sviluppi futuri dell’attuale congiuntura economica.
“Certamente le principali due variabili dalle quali potrebbe dipendere la ripresa più o meno rapida sono: il ritorno alle condizioni di normalità e la capacità di spesa e di indirizzo delle risorse UE, dalla programmazione fondi al Recovery Fund”, l’auspicio in termini di possibile ripresa del Mezzogiorno e della Campania e in particolare delle sue aree interne. Nello studio sottolineato il ruolo delle piccole e medie imprese: “Riguardo alla classe Dimensionale, in Campania sono il 99,4% le PMI rispetto al numero di imprese attive … Autori principali del Report: Pasquale Lampugnale (nella foto), Presidente Piccola Industria Confindustria Campania; Daniela Paonessa, Segreteria Piccola Industria Confindustria Campania; Francesca Zamparelli, Referente area economicolegislativa Confindustria Benevento.

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